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Rosario Crocetta, governatore della regione Sicilia, ha proposto un assegno di reddito minimo alle coppie di fatto, a prescindere dall’orientamento sessuale. Ma la notizia più interessante è che la sua mozione ha già trovato il consenso dei deputati del M5S dell’Assemblea regionale Siciliana.

Il contributo, stabilito appunto in 400 euro al mese, andrebbe riconosciuto a “coloro che sono in possesso della cittadinanza italiana e a tutti in forma non discriminatoria (di sesso, di razza, di religione)” per “contrastare il rischio di marginalità, garantire la dignità della persona e favorire la cittadinanza”. Un provvedimento che in qualche modo riconosce le coppie di fatto come titolari di un diritto e crea un registro a cui fare iscrivere queste coppie per un elenco necessario all’applicazione del decreto stesso.

“Con questa legge  che speriamo di far approvare all’Ars in tempi rapidi e sulla quale abbiamo già un approccio con il gruppo Cinquestelle introduciamo nuove misure che integreranno il welfare regionale. Sarà garantito un reddito minimo ai nuclei di convivenza senza distinzione tra le coppie more uxorio e quelle gay. Il reddito minimo favorirà l’inclusione sociale per i disoccupati, gli inoccupati e i precariamente occupati”. Una forma di “distribuzione generalizzata di reddito”, ci tengono a sottolineare da Palazzo dei Normanni, non una forma di assistenzialismo.

Come immaginabile, l’iniziativa non è piaciuta al centro destra che per bocca de deputato Salvino Caputo alza la voce precisando che non c’è nessuna vena omofoba nel loro dissenso (certo…). “Ci saremmo aspettati che il primo disegno di legge firmato dal governatore Crocetta fosse mirato al risanamento dei Comuni che rischiano la bancarotta o all’aiuto agli indigenti, specialmente se anziani, o alla infanzia a rischio – dice Caputo – non ho in me alcuna istanza omofoba: soltanto, mi aspettavo dei provvedimenti immediati rivolti alle emergenze altrettanto immediate. Il reddito minimo garantito anche alle coppie gay poteva semplicemente arrivare per secondo”.

Questo come se un governo regionale non potesse varare più provvedimenti contemporaneamente e come se aiutare le famiglie in difficoltà (di ogni genere) non sia anche questa una emergenza sociale.