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Gli abitanti lesbiche, gay, bisessuali e transessuali in Russia si trovano ad affrontare difficoltà e ostacoli di entità maggiori rispetto agli altri cittadini. Anche se, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica i rapporti omosessuali tra adulti consenzienti in privato sono stati depenalizzati non vi è nessuna legge atta a contrastare la discriminazione basata sull’orientamento sessuale o anche sulla sola espressione dell’identità di genere, inoltre le coppie dello stesso sesso non sono ammesse e non dispongono di alcuna protezione legale.

A partire dal 2003, l’età del consenso è la stessa (16 anni) sia per le relazioni eterosessuali che per quelle omosessuali, mentre si è dovuto attendere fino al 1999 perché l’omosessualità venisse declassata dal rango di malattia mentale. Dal 1997 le persone transessuali sono in grado di cambiare legalmente il loro genere, dopo adeguate procedure mediche. Almeno ufficialmente i gay possono servire nelle forze armate, al pari di tutti gli altri, a partire dal 2003.

La Russia ha ricevuto critiche aspre dalla comunità internazionale nel momento in cui ha promulgato una legge che vieta la “propaganda” tramite qualsiasi materiale (riviste, ma anche materiale informativo e di prevenzione, ecc) “di relazioni sessuali non tradizionali” rivolta a minori. Ai sensi di legge, è un atto criminale tenere un gay pride (qualsiasi parata o ‘esposizione’ omosessuale a Mosca è duramente perseguita “per i prossimi 100 anni”), parlare in difesa dei diritti degli omosessuali, o distribuire materiale che promuova le richieste dei gay o propagandare l’idea che le relazioni gay sono uguali a quelle etero.

Le organizzazioni internazionali dei diritti umani, nonché i governi delle democrazie occidentali, hanno duramente condannato una tale legislazione.

Sia le Nazioni Unite che le istituzioni dell’Unione Europea hanno chiesto la sua abrogazione specificando che essa, assieme ad altre gravi negazioni dei diritti LGBT in tutto il paese sono una chiara violazione dei diritti umani, quindi del diritto internazionale che la stessa Russia è obbligata e ha il dovere di rispettare, compreso quello dei minori ad avere una corretta informazione in campo sessuale ed affettivo.

Il Consiglio Europeo ha ripetutamente chiesto alla Russia di proteggere pienamente i diritti LGBT, mentre la Corte europea dei diritti dell’uomo si è trovata costretta a multare il paese eurasiatico per palese violazione dei diritti LGBT, infine il Comitato dei diritti umani dell’ONU ha stabilito che il divieto di fare propaganda gay è del tutto irricevibile ai sensi del diritto internazionale.

La promulgazione di questa legge ha portato a molti arresti di cittadini omosessuali e attivisti gay ed un’incidenza notevole di aumento di crimini d’odio motivati dall’omofobia, tra cui molti perpetrati da gruppi neonazisti.

La situazione attuale è stata descritta il peggior clima in materia di diritti umani dell’epoca post-sovietica. Molti personaggi famosi occidentali si sono apertamente schierati contro questa legislazione, al punto da incoraggiar un vero e proprio boicottaggio di tutti i prodotti russi (specialmente la vodka importata) e dei Giochi Olimpici di Sochi 2014.

Pur avendo ricevuto pesanti opposizioni dalla sua comunità LGBT, i russi si sono dimostrati socialmente conservatori in materia di diritti LGBT, con recenti sondaggi indicanti che la maggioranza della popolazione si oppone a qualsiasi riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e sostenere le leggi rivolte contro una parte dei cittadini del paese, con un sostegno pubblico alle unioni gay fermo al 16%

L’opinione pubblica russa tende ad essere la più ostile nei confronti dell’omosessualità, ai livelli dei paesi a maggioranza musulmana, in alcune parti della Siberia il livello d’intolleranza è in rapido aumento: nel 2005 il 44% dei russi erano a favore di render gli atti omosessuali tra adulti consenzienti un crimine penale, nel 2007 il 68% dichiarava che l’omosessualità è in ogni caso intimamente sbagliata; nel 2013 il 74% affermava che l’omosessualità non doveva mai essere accettata dalla società, con un 22% che avrebbero voluto internarli ed un 5% che si proponeva molto semplicemente di “liquidarli”.