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E’ stato definito un “passo storico” per l’Uganda ma già sul fronte internazionale si stanno moltiplicando gli appelli in nome della tutela dei diritti umani, le condanne nonché minacce d’interruzione di programmi bilaterali.

E’ quanto emerge dalla controversa legge che prevede l’ergastolo per gli omosessuali firmata questa mattina dal presidente dell’Uganda, Yoweri Museveni, dopo che nel mese di dicembre scorso il Parlamento aveva approvato la legge anti-gay togliendo dal testo la possibilità di ricorrere anche alla pena di morte.
Secondo quanto si apprende, il provvedimento prevede l’ergastolo per i recidivi e vieta qualsiasi propaganda dell’omosessualità e rende obbligatoria la denuncia delle persone omosessuali.

L’Uganda è diventato il primo Stato del continente del continente africano che prevede l’ergastolo per l’omosessualità laddove in altri Paesi, come nel Nigeria, le pene arrivano ad un massimo di 14 anni mentre in alcune zone della Somalia dove vige la Shaaria, l’omosessualità è punita con la pena di morte.

Il presidente dell’Uganda, come ricorda Repubblica.it ha firmato anche una legge contro la pornografia nella quale è stata anche vietata in televisione la presenza di persone vestite in modo non appropriato e con la quale saranno monitorate le attività su internet dei cittadini.

Alla Cnn, Museveni in merito alla legge anti-gay ha dichiarato che “sul piano internazionale devono essere rispettate le società africane e i loro valori. Noi non interferiamo con quelli della società occidentale. Ci dispiace che voi occidentali viviate in questo modo, ma non vi diciamo niente. Gli omosessuali sono disgustosi. Sarei pronto ad ignorarlo se c’è la prova che nascono così”.

“Essere omosessuale è innaturale e non un diritto umano”, ha anche detto Museveni citando uno studio commissionato ad un gruppo di esperti del suo governo.

“Sono stato spinto a interessarmi a questo problema dall’arroganza e la disattenzione dei gruppi occidentali, che sono venuti nelle nostre scuole per reclutare i bambini all’omosessualità” ha poi giustificato il presidente accusando l’Occidente di promuovere l’omosessualità in Africa.

REAZIONI INTERNAZIONALI- Sul piano internazionale, gli Stati Uniti hanno immediatamente reagito condannando la promulgazione della legge e minacciando d’interrompere le relazioni con l’Uganda, così come i programmi di assistenza per il contrasto alla diffusione dell’Aids.
Il segretario di Stato John Kerry ha espresso “profondo rammarico” sottolineando che “questo è un giorno tragico per l’Uganda e per tutti coloro che credono nella causa dei diritti dell’uomo”.
Kerry ha poi aggiunto che gli Usa “avvieranno una revisione interna delle relazioni con il governo ugandese in linea con le nostri politiche anti-discriminatorie e i principi che riflettono i nostri valori”.
Lo stesso presidente americano Barack Obama si è detto “molto dispiaciuto” per l’approvazione della legge.

Mentre il premio Nobel per la pace sudafricano Desmond Tutu prima che la legge fosse promulgata aveva paragonato la normativa alle persecuzioni naziste e all’apartheid: “In Sud Africa la polizia dell’apartheid era solita irrompere nelle camere da letto in cui su sospettava che bianchi e neri potessero facessero l’amore fra di loro. È stato umiliante per coloro il cui unico crimine era quello di amarsi, ma è stato umiliante per i poliziotti? E quella era una macchia vergognosa della nostra intera società. La storia è costellata di tentativi di legiferare contro l’amore o il matrimonio sulla base di casta o razza, ma non vi è alcuna base scientifica o razionale nell’amore, così come non vi è alcuna giustificazione scientifica per il pregiudizio e la discriminazione. E non vi è alcuna giustificazione morale. La Germania nazista e l’apartheid in Sud Africa sono testimonianze di questo”.
Come ricorda gayburg.blogspot.it, Tutu lo scorso anno aveva dichiarato che avrebbe preferito andare all’inferno che accettare un Dio omofobo: “Sono molto impegnato in questa campagna così come lo ero contro l’apartheid. Per me sono due cose da collocare sullo stesso piano”.

Dall’Italia, l’Associazione radicale certi diritti ha invitato il neo ministro degli Esteri Mogherini a prendere immediate diposizioni: “La nuova ministra Mogherini dovrebbe immediatamente prendere posizione contro questa legge e altre sviluppi preoccupanti del Paese africano come il Public Order Management Act che mina gravemente la possibilità di azione della società civile, la crescente corruzione e la terrificante situazione in cui versano le strutture sanitarie”, scrive in una nota l’associazione.

Le ong per i diritti umani hanno denunciato più volte come i gay in Uganda siano vittime di molestie e minacce di violenza come di stupri “correttivi” ai danni delle lesbiche.

Il quotidiano britannico The Guardian ha scritto che un quotidiano online ha anche pubblicato una lista intitolata “Scoperti!” con tanto di nomi e cognomi di duecento “top gay” del Paese: tra questi figurano un prete cattolico, un cantante hip-hop e importanti attivisti omosessuali fra cui Pepe Julian Onziema.

(Da La Repubblica)