In Russia ormai è emergenza omofobia. E’ arrivato il momento che tutti facciano sentire la loro voce di sdegno per l’approvazione di una legge omofoba, che vieta la “propaganda gay” (cosa essa significhi, non si capisce bene né tanto meno, quale nefande influenze possa causare sulla popolazione ma si tratta di un provvedimento che imporrà multe consistenti per chiunque “diffonda informazioni” sull’omosessualità a persone che abbiano meno di 18 anni e organizzi manifestazioni a sostegno delle persone omosessuali). Fatto sta che, contemporaneamente gruppi di giovani nazionalisti privi di una qualsivoglia ideologia politicamente definita, sfogano la loro frustrazione con attacchi vigliacchi e meschini nei confronti delle persone gay attivando una “moda” abominevole: la ripresa in video e la pubblicazione in rete delle torture e delle vessazioni inflitte alle loro vittime. E tutto questo nel totale disinteresse delle forze di governo che anzi, con l’approvazione della legge, dà man forte e aizza le pulsioni omofobe di questi gruppi.

Il provvedimento deve ancora essere approvata dalla camera alta e firmata da Vladimir Putin, ma nessuno di questi passaggi è in discussione: è stato proprio Putin a promuovere la legge insieme alla Chiesa Ortodossa e l’opposizione non ha un grande interesse nel protestare, anzi.

Secondo un sondaggio svolto di recente in Russia solo il 16 per cento delle persone crede che l’omosessualità debba essere socialmente accettata, e più di metà pensa che debba essere «curata». Molti personaggi pubblici omosessuali sono costretti a nascondere il proprio orientamento sessuale: l’Independent dice che dichiarare la propria omosessualità in Russia è al giorno d’oggi «inconcepibile». Circolano con frequenza settimanale storie di assassini e violenze ai danni di persone gay.

Anton Krasovsky, un giornalista televisivo molto popolare in Russia, il 25 gennaio ha dichiarato alla tv pubblica di essere gay e di considerarsi «un essere umano, proprio come il presidente Putin e il primo ministro Medvedev». Il giorno successivo Krasovsky è stato licenziato dal canale televisivo per cui lavorava e ogni riferimento a lui è stato tolto dal sito Internet del canale.

Le ragioni di questo problema partono da lontano. Nel 1933 l’allora presidente dell’URSS Iosif Stalin fece inserire nel codice legislativo penale l’articolo 121, che vietava i rapporti omosessuali. L’omosessualità in Russia fu illegale per sessant’anni, e fu spesso associata dal governo al fascismo o alla borghesia, a fasi alterne: questo spiega in gran parte perchè ancora oggi molti russi, soprattutto anziani, ne siano così diffidenti. Il 29 aprile 1993 Boris Yeltsin eliminò l’articolo 121 del codice penale, soprattutto a causa delle molte pressioni fatte dall’Unione Europea. La Chiesa Ortodossa continua a considerare l’omosessualità «una piaga sociale».

Il governo di Putin in questi anni ha guadagnato forza e stabilità dal buon rapporto con la Chiesa Ortodossa, ottenuto anche grazie a misure repressive e toni omofobi e sfruttando inoltre l’indottrinamento ricevuto da molti cittadini russi negli anni precedenti al 1993.

Noi di Same Love siamo inorriditi dalla violenza in atto e ancora di più dal silenzio del governo russo e dal disinteresse delle diplomazie internazionali. Abbiamo quindi deciso che non organizzeremo viaggi in Russia fino a che non verrà fatta qualcosa contro questa ondata di omofobia. Un gesto che può far poco ma che la nostra coscienza ci impone. Come potremmo del resto parlare d’amore in una nazione così intrisa d’odio e intolleranza?