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Già nel 1995 le coppie omosessuali svedesi, o immigrate ma legalmente residenti in Svezia, potevano avvalersi dell’unione civile che permetteva loro di godere di quasi tutti i diritti riservati alle coppie sposate: tra questi adozioni congiunte, fecondazione in vitro e divisione dei beni in caso di separazione. Ma alle coppie di fatto omosessuali mancava l’ultimo step per raggiungere la vera parità: il matrimonio civile e, perché no, davanti a Dio che è entità ad appannaggio di tutti e non solo degli eterosessuali. Nel 2004, fu creata un’apposita commissione parlamentare che investigasse sull’opportunità di estendere il matrimonio alle coppie dello stesso sesso e di convertire automaticamente le già esistenti coppie di fatto in coppie di coniugi. Alle istituzioni religiose veniva invece lasciata la possibilità di decidere per conto loro come porsi riguardo a questo tema. Morale della favola: tre anni dopo, mentre anche i sondaggi davano il 71% degli svedesi a favore del matrimonio gay, la commissione ha prodotto un rapporto che conteneva la bozza di riforma che fu approvata da sei partiti su sette, da destra a sinistra, fatto salvo il prevedibile Partito Democristiano che si oppose in nome della salvaguardia del valore simbolico e tradizionale del matrimonio. Per i sostenitori della riforma invece, che hanno vinto la votazione con 261 voti contro 22 contrari e 16 astenuti, l’impatto di questa sarebbe stato minimo visto che già le unioni civili garantivano una quasi sostanziale parità, ma legalizzare il matrimonio gay sarebbe stato il gesto definitivo e simbolico dell’equità sostanziale tra i cittadini svedesi.

Ma è a fine 2007 che avviene il miracolo: la Chiesa Luterana di Svezia, la prima istituzione religiosa del Paese per importanza e per numero di membri,  in un comunicato dichiarò di essere a favore dell’unione gay davanti a Dio ma chiese al Governo che il termine “matrimonio” restasse dedicato solo alle coppie etero. Poco male…